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Visualizzazione dei post con l'etichetta Rizzoli

Le lettere di Esther di Cècile Pivot

Un epistolario scritto a mano con carta e penna nell’era della digitalizzazione quanto meno incuriosisce, così come attrae la scelta dei caratteri di stampa del libro che sembrano recuperati da qualche vecchia Olivetti. Ciò che appare non è una raccolta di lettere trovata in qualche cassetto di un mobile del passato, ma da un Laboratorio di Scrittura ideato e proposto da Esther, una matura signora libraia di Lille, per offrire la sua collaborazione al miglioramento del proprio stile di scrittura a chiunque volesse avvalersene.  L’idea del Laboratorio è nata nella mente di Esther per la sua personale esperienza  durata anni di corrispondenza col proprio padre, e non per motivi di lontananza, ma per bisogno di confrontarsi, raccontarsi, corrispondere. Per Ester nulla può essere più efficace dei segni grafici impressi sulla carta da una penna che vi trasmette pressioni, pulsazioni che partono dalla mente e arrivano al cuore attraverso la mano. Saranno cinque i corrispondenti che accetta

L'isola degli alberi scomparsi, di Elif Shafak

Io che leggo nell’albero di fico, che sbircia dietro di me quello che sto leggendo.   La pianta di fico è la vera protagonista dell’ultimo romanzo di Elif Shafak, autrice turca molto più acclamata all’estero che in patria perché giudicata forse scomoda forse un po' troppo furba, poiché per fidelizzarsi i lettori calunnierebbe il suo stesso popolo. Eh già, da sposa turca so tutti questi pettegolezzi, che d’altronde coinvolgono anche un autore del calibro di Pamuk. Senza voler entrare in campo politico, che non è per nulla il mio, vi posso dire che questo libro, vanta una notevole bibliografia relativa alle terribili guerre civili che hanno coinvolto e sconvolto l’isola di Cipro negli anni ’70, lasciando tracce indelebili quanto voragini non solo sulle persone, ma anche su piante ed animali. L’autrice senza farne esplicitamente riferimento - ma chi come me ha a cuore la Turchia e le meraviglie intonse dei suoi paesaggi del Sud non può non cogliere il parallelismo - , ci narra an

Io sono una sirena: educare alla parità con libri d'altro genere

Il semplice quanto geniale espediente narrativo di invertire gli aggettivi caratterizzanti i protagonisti delle fiabe tradizionali, permette di riflettere su quanto gli stereotipi siano ormai talmente radicati nel nostro modo di pensare da farci credere che siano la realtà.  In Fiabe d’altro genere , un libro illustrato dall’artista Karrie Fransman che rende quest’opera un vero gioiello, e scritto a quattro mani con il marito Jonathan Plackett, gli autori si divertono ad invertire i generi dei personaggi delle storie. Il libro, come spiegano gli autori, nasce quasi per un gioco e diventa serio quando hanno una figlia e vogliono che “cresca in un mondo in cui le bambine possono essere forti e i bambini possono esprimere la loro vulnerabilità senza rabbia.” Questo non vuole dire che le fiabe tradizionali non debbano più essere narrate. Semplicemente da sempre la materia orale di cui sono fatte le storie, le rende particolarmente duttili e malleabili ai cambiamenti. Adattabili alle epoche

L’estate che ho dentro, con intervista all'autrice Viviana Maccarini

Team mummia o zombie? Tranquilli, non si tratta di un libro horror, ma L'estate che ho dentro è un romanzo di formazione, uno young adoult, in cui la protagonista ha il volto bendato.  Nina ha 16 anni e ha subito un grave incidente in motorino, che le ha provocato gravi lesioni in viso. Tuttavia, l’autrice non ci lascia molte indicazioni sul suo aspetto, anche prima dell’incidente. Lei viene innanzitutto descritta come “normale”. In realtà vede se stessa nel riflesso del volto della propria madre che è bellissima e di cui lei è un po’ invidiosa, gelosa. Ovviamente la madre non lo sa, o non vuole saperlo. In realtà è un personaggio innocuo, ne’ buono ne’ cattivo genitore.  Il vero riferimento qui però e’ il padre. Devi scendere a patti col padre quando hai perso tutto, e non riconosci te stessa, il tuo volto, devi ricordarti del volto del padre. Recupero di un rapporto mai avuto col padre artista, cileno, che vive in un camper. Un’estate di avventura, nuove amicizie, nuove