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L’unità di Ninni Holmqvist

Un romanzo distopico che per certi versi mi ha ricordato Atwood, anche se in realtà l’autrice, Ninni Holmqvist sembra prendere le distanze da certi aspetti del femminismo, invece supportati dalla grande scrittrice canadese. Il  fil rouge  di questo breve libro - oltre ad avere poche pagine lo si divora -    mi è infatti sembrata essere la domanda “a cosa ha portato la  pretesa  di indipendenza da parte delle donne nella dinamica dei rapporti di genere?”   Proprio nelle prime pagine l’autrice descrive la paura - anzi il terrore - della protagonista, Dorrit, di sentirsi in trappola. All’inizio una sensazione molto concreta, che si presentava in spazi piccoli o dove c’è troppa gente, e poi la paura nei confronti di qualsiasi tipo di vincolo alla propria libertà. Questo perché la madre   aveva educato lei e le sue sorelle con il motto: “Guardatevi dal permettere a un uomo di mantenervi, economicamente, intellettualmente ed emotivamente. Non cadete in trappola!”   Il romanzo è ambientato ne
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Paesaggio per amare di Helen Wolff

Con questo romanzo autobiografico inedito Helen Wolff ci dona non solo la possibilità di conoscere i primi anni di una delle più importanti coppie nel mondo dell’editoria, lei e il futuro marito Kurt Wolff, con cui fonderà a New York la Pantheon Books, ma anche un’analisi raffinata della condizione femminile nella Germania degli anni ’30 del secolo scorso.   Helen riesce a farsi valere proprio grazie all’ abilità sul lavoro, le sue doti come redattrice, traduttrice e alle sue capacità organizzative. Questo renderanno possibile la sua emancipazione dal punto di vista economico, mettendola altresì nelle condizioni di aiutare la sua famiglia d’origine, caduta in disgrazia dopo l’abbandono da parte del padre.   Anche grazie all’accurata postfazione di Marion Detjen, curatrice della presente edizione, nonché pronipote di Helen, veniamo a conoscenza di numerose informazioni sulla vita privata dell’autrice. Detjen illustra come Paesaggio per amare , la cui pubblicazione inizialmente non era n

La variabile Rachel, tra vergogna e senso di colpa per il corpo femminile

Mentre in Francia si festeggia l'introduzione dell'aborto nella Costituzione e la UE è volta ad inserire il diritto all'aborto libero e sicuro nella sua   Carta dei diritti fondamentali, in Italia si torna a parlare della legge 194 e il 17 aprile 2024 attraverso un emendamento al Pnrr viene ribadito il via libera ai movimenti "pro life" antiabortisti nelle strutture ospedaliere, ammettendo la possibilità di finanziamenti regionali. Anche se personalmente non mi è mai capitato di dover intraprendere un percorso di IVG, nonostante abbia subito almeno due aborti spontanei, ho diverse amiche a cui una situazione simile è capitata da molto vicino. In un momento di oggettiva vulnerabilità - come la scelta di abortire - questo emendamento rappresenta un ulteriore pressione psicologica dovuta al sistema sanitario italiano in cui accedere all’IVG è già di per sé complesso, tra burocrazia e personale medico obiettore. Ma non solo in Italia, anche in un altro Paese forte

"La mia Ingeborg", recensione del nuovo thriller nordico di Tore Renberg

“Sono Tollak di Ingeborg. Appartengo al passato.” Con queste frasi tagliate con l’accetta, capiamo sin dall’inizio con chi abbiamo a che fare. Tollak, il protagonista, ha una visione molto ristretta del mondo e della vita. Non lascerà mai la sua casa nei boschi del Vestmarka, cupi e selvaggi come lui. Per lui è impossibile capire chi se ne va, come i suoi figli, Hillevi e Jan Vidar. “Hillevi mi aggredisce. Da tempo siamo come due pietre, due pietre che cozzano l’una contro l'altra. Nessuno dei due vuole cedere e lo scontro continua, si ripete, va avanti. Non abita più qui da noi, non abita più in paese, non abita neanche più in città. Doveva andare a vivere a Oslo, nella capitale. Siede nel suo ufficio all’università, fa la ricercatrice , sostiene, scrive, dice. A mio avviso sta pisciando su tutto quello che hanno costruito i suoi antenati. Le sue antenate. È così pazzesco che mi rifiuto di parlarne. Una volta ho letto uno di questi articoli che ha scritto. Avevo comprato apposita

"Amarsi" di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard (1923- 2014) è stata una scrittrice britannica. Dopo aver avuto esperienze come modella e attrice, nel 1951 vinse il John Llewellyn Rhys Prize grazie al suo primo romanzo, The Beautiful Visit pubblicato l'anno precedente Amarsi è uno dei suoi ultimi romanzi, proposto in Italia da Fazi Editore dopo la fortunata saga   dei Cazalet. Sono molti i protagonisti di questo romanzo, scritto magistralmente e ambientato negli anni ‘60 fra Londra e il paesino   rurale di Melton, nel West Country. Le storie di diverse famiglie, alcune tradizionali e altre meno, si intrecciano di continuo, su diversi piani. Ci sono due fratelli e uno zio che fanno da genitori alla piccola Hatty, una grintosa giardiniera sessantenne e la sua giovane nipote, ancora in cerca del suo posto nel mondo. Un miliardario con la proposta di matrimonio facile e un nobile spiantato a cui piacerebbe avere i soldi del miliardario, ma deve invece accontentarsi della sua cadente casa di famiglia.   L’altro

La pasticciera di mezzanotte di Desy Icardi

  "«Cosa non ti è chiaro, Marianna?». Con te ho un'intesa magnifica, ma talvolta capire i tuoi muti discorsi non è semplice. «Ah, ci sono! Intendi il punto di vista narrativo. Sì, hai ragione, nella mia storia lo cambio spesso. Sai, Marianna, questo è probabilmente l'unico romanzo che scriverò, e non riuscivo a decidere se narrare la storia in prima o terza persona, così ho pensato di utilizzarle entrambe: la prima persona per i momenti dei quali sono stato testimone diretto, la terza per la vita di Jolanda, alla quale non ho assistito. No, Marianna, non ho inventato nulla riguardo a Jolanda, i fatti sono veri e io mi sono limitato a trascriverli e romanzarli, in veste di narratore onnisciente». La tua espressione è perplessa. «Onnisciente vuol dire che sa tutto: vede attraverso le porte chiuse, ascolta i pensieri, è un gran ficcanaso, insomma». Ridi e mi fai l'occhiolino. «Certo, mai ficcanaso come quando ho letto le lettere di mia madre e Isabella, che poi mi sono co

108 Rintocchi, Il capodanno giapponese

  “Davanti all'espressione imbronciata del mare, la gente dell'isola era solita scuotere il capo. Shõganainaa , dicevano i vecchi, «Non c'è niente da fare!». Shõganainaa , facevano loro eco i bambini, ancora senza capire. Rimaneva tuttavia la certezza che tutto quanto venisse dal mare fosse materia di contrattazione con le divinità che gestivano il tempo e le onde, onde che, durante la stagione invernale, si alzavano in cavalloni che raggiungevano vette. La storia diceva di sedici metri anche. Ma l'isola sapeva aspettare.”   Il mare in tempesta, l’attesa dell’arrivo degli approvvigionamenti nei tre giorni prima del capodanno, in cui in Giappone ci si da un gran da fare per sistemare ogni cosa e preparasi al meglio all’anno che verrà. Questo vale anche sull’isola più piccola dell'arcipelago di Izu, anche e soprattutto per Sohara Mamoru, il tuttofare della comunità. Sin da quando è un bambino sa che “tutto si guasta, si incrina, invecchia, si rompe” e la cosa migliore