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La saga dei Florio: catena e libertà


Il mare, è ciò che i Florio hanno nelle vene. E’ dal mare che viene la loro ricchezza, tutto ciò che ha reso il loro nome e il loro patrimonio parte della storia di Italia. Sono arrivati a Palermo dal mare, sul quale trasportavano le spezie che hanno fatto grande la loro aromateria di Via dei Materassai. E’ sempre il mare che ha garantito loro i tonni per le tonnare e poi il controllo dei trasporti via mare con la fondazione della Navigazione Generale Italiana. I piroscafi, poi gli yatch per mostrare a tutti il pregio della famiglia. 
Il sapore del mare, il sale marino, la salsedine, è ciò che ha reso unico il loro marsala. 


Il mare è confine aperto, in continuo movimento. Ecco perché chi vive in Sicilia è inquieto, e cerca sempre la terra oltre l’orizzonte e vuole scappare, cercare altrove ciò che spesso, alla fine della propria vita, scopre di avere sempre avuto accanto a sé.

Per i siciliani, il mare è padre. E se ne accorgono quando ne sono lontani, quando non possono sentire quell’odore forte di alghe e sale che li avvolge nel momento in cui il vento si alza, portandolo fin nei vicoli delle città.

Per i siciliani, il mare è madre. Amato e geloso. Imprescindibile. Talvolta crudele.

Per i siciliani, il mare è forma e confine della loro anima.

Catena e libertà.



Quest’estate con l’attesissima uscita del romanzo di Stefania Auci, L’inverno dei Leoni, che ha scalato tutte le classifiche, ho colto l’occasione per leggere anche il primo volume della saga, che non avevo ancora letto, I Leoni di Sicilia.


I Florio mi hanno fatto compagnia sotto l’ombrellone, devo dire come a moltissime altre persone dall’anziana vicina di ombrellone alla mia cuginetta studentessa. E non solo sotto l’ombrellone, anche a casa, sul divano, a letto prima di coricarmi e, leggendo delle loro vicende, un pezzo di storia d’Italia mi è rimasta nel cuore. 

Uno spaccato di Sicilia, del Sud, da cui proveniva mio nonno paterno e che ormai conosco così poco, ora mi appartiene e sento molto più vicina. 


I libri di Stefania Auci sono entrambi romanzi storici e penso che sia molto difficile paragonarli proprio per via del momento storico a cui si riferiscono. Mentre il primo guarda a un passato lontano e quindi può essere molto più poetico, il secondo, come scrive l’autrice, racconta di vicende “che sfiorano il presente” e forse per questo lo è meno. Benedizione e maledizione insieme. Catena e libertà.


Ho amato tantissimo I Leoni di Sicilia e le vicende dei primi Florio che hanno lasciato Bagnara Calabra a seguito del terremoto per conquistare la Sicilia, ho pianto tanto perché la prosa è coinvolgente così come il carisma del primo Ignazio Florio che è stato capace di amare e di donare   anche quando non possedeva nulla. 


E allora capisce che esistono amori che non portano questo nome ma che sono altrettanto forti, altrettanto degni di essere vissuti, per quanto dolorosi.


Con L’inverno dei Leoni ho fatto molta più fatica. La prosa dell’autrice è sempre ottima, ma la narrazione è più lenta, non decolla. Resta comunque un libro che ho voluto leggere fine alla fine, e che fino all’ultima pagina mi ha fatto emozionare, anche se è stata una lettura complessa con alti e bassi.


L’ultima generazione dei Florio, soprattutto degli uomini, “è noiosa” come affermano le loro donne. Tutto ciò che più avevo apprezzato nei personaggi del primo volume viene oscurato da un’assenza di capacità emotiva, da un egoismo e una contraddittorietà che contraddistingue non solo gli uomini ma anche le donne di questa importante famiglia. 



Commenti

  1. Mi dispiace sentirti queste parole. A questo punto non so se comincerò a leggerla

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  2. Devo ancora capire se questa saga faccia per me o no, ma ne ho sentito parlare bene, nonostante in molti abbiano fatto più fatica col secondo proprio come dici tu

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  3. Molti di noi hanno il mare nelle bene. Una lettura un po'lontana dalle mie solite però con certi elementi in cui mi ci ritrovo

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  4. Anch’io voglio leggere questa saga

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  5. Mm, ne avevo sentito solo parlare bene e quindi è bene sentire anche ciò che invece potrebbe non andare nella lettura

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  6. Ho visto questi libri ovunque, ma non so se siano una lettura nelle mie corde

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  7. Ho sentito un sacco di pareri su questo libro, personalmente non credo che possa piacermi!

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