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ANDRA’ TUTTO BENE: IL RITORNO DELL'ARCOBALENO



La vita è come un arcobaleno: ci vuole la pioggia e il sole per vederne i colori.” 
[Detto indiano]


“Al di là di chi sia stato il primo a ostentare tale simbolo resta il fatto incontestabile che si presenta come il più adatto a rappresentare un’idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna verità assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignità e quindi meritevoli di spazio.”
[Agenzia Fides, 2008]




Sui balconi, sulle finestre, sui davanzali e persino sulle facciate delle nostre case un “sorriso all’incontrario” dai mille colori rallegra il triste passare delle giornate al tempo del coronavirus. 

Eh sì, tra le altre, cose l’arcobaleno è stato scelto anche come simbolo per lo slogan “andrà tutto bene” che caratterizza la risposta tutta italiana alla crisi che stiamo vivendo per colpa di questa terribile  pandemia. 

Ma cosa rappresenta in realtà l’arcobaleno? E’ un semplice messaggio di speranza, una barriera per escludere e lasciar fuori tutto ciò che ci spaventa, o cela in se stesso un significato più profondo che magari può anche indicarci dove e in cosa riporre questa speranza?


Il simbolo dell’arcobaleno nella storia e nelle cultura

L’arcobaleno è un fenomeno del tutto naturale, che accade solo a certe condizioni meteorologiche o climatiche, raffigurato come uno spettro di sette colori, che riflettono la luce. 
Ha attirato l’attenzione di illustri scienziati da Isaac Newton a Cartesio, e tanti altri ancora, ma quello di cui mi interessa parlarvi è la sua funzione simbolica.

Infatti, l’essere umano ha sempre vissuto questo colorato fenomeno atmosferico come qualcosa di speciale e dai tempi dei tempi, lo si trova nei miti, nelle leggende e nelle fiabe dei popoli con significati molteplici e non sempre positivi.

I suoi colori sgargianti, il fatto che appare a seguito di un temporale, la sua forma ad arco l’ha fatto sembrare di volta in volta: un portale, un passaggio - nei miti nordici sopratutto -  un messaggio divino, la possibilità di un collegamento con la divinità, e ancora un simbolo di pace e speranza.

Una delle più antiche rappresentazioni dell’arcobaleno si trova ad esempio nella Bibbia - già nei primi capitoli della Genesi, nella saga di Noè, alla fine della storia del diluvio universale.  In ebraico, arcobaleno si dice qesher che vuol dire sia “arco” sia “varietà”. Il termine rimanderebbe dunque alla pluralità di colori che lo compongono e che appaiono in cielo in forma di arco e rappresenta il patto grazie al quale non vi sarà più un’altra distruzione globale della terra, l’impegno di dio alla pace. “Io pongo il mio arcobaleno nella nuvola, e servirà di segno del patto fra me e la terra.”(Genesi 9:13)

Restando in Occidente, ma guardando non solo al mondo giudaico-cristiano, ma anche a quello pagano dell’antica Grecia, l’arcobaleno viene personificato da una dea, la dea Iride o Iris. E rappresenta anche qui un ponte, o meglio un sentiero che viene tracciato dalla dea stessa quando mette in comunicazione il cielo degli immortali con la terra dei mortali. Iris infatti è una messaggera dalle ali d’oro vestita di gocce di rugiada “irridescenti” e luminose, ma in Omero i suoi messaggi  erano presagio di sventura.

L’idea che l’arcobaleno sia un ponte tra realtà naturale e sovrannaturale, tra mondo terrestre e mondo celeste si ritrova anche nella mitologia cinese. Lo yin e lo yang: i due principi dicotomici e inseparabili attorno a cui si delinea la realtà secondo la filosofia cinese formano unendosi l’arcobaleno, che rappresenta pertanto l’armonia dell’universo e la sua fecondità. L’arcobaleno è raffigurato anche come un grande drago a due teste, una rivolta al cielo e l’altra al nostro mondo,  un ponte magico che rende possibile la comunicazione tra le due dimensioni.

Nell’antichità, tanto in Occidente quanto in Oriente l’arcobaleno sembra quindi assurgere alla figura di ponte, di unione di dimensioni apparentemente inconciliabili e diverse, talmente separate e distinte che appartengono a due mondi contrapposti, ma che unendosi danno vita allo splendore e alla meraviglia dei sette colori. 


L’arcobaleno nelle bandiere

Ancora oggi, nella contemporaneità, l’arcobaleno ha una funzione importante e lo si ritrova a sventolare con i suoi colori sgargianti sulle bandiere: nello specifico viene usato come simbolo della pace, ad indicare la calma dopo la tempesta, ma anche per proclamare il potenziale infinito della diversità nei movimenti LGBT: penso alla famiglia arcobaleno.

La cosa che più mi ha colpito riguardo alla scelta della prima bandiera della pace disegnata nel 1897 dall’educatrice femminista Cora Slocomb col motto Pro Concordia Labor è il fatto che i colori scelti - giallo, viola e bianco -  non appartenessero a nessuna bandiera nazionale, facendo sì che la bandiera della Pace non potesse essere confusa con le bandiere delle singole nazioni. emerge qui l’importanza dell’universalità, il fatto che la pace non possa appartenere ad un unico popolo ma solo ad una molteplicità.

Per quanto riguarda invece la bandiera della Pace che conosciamo oggi, quella che per intenderci presenta sempre il rosso nella parte inferiore, il blu/violetto in alto e la scritta in bianco “PACE” al centro, viene usata in Italia a partire dagli anni ’60 durante le marce pacifiste.  Tale bandiera è ispirata ad altre simili utilizzate in manifestazioni statunitensi e inglesi, guidate, tra gli altri, dal filosofo della scienza Bertrand Russell. E’ interessante notare tra le righe che questo filosofo era sì pacifista, ma sosteneva un pacifismo relativo, vale a dire che davanti a un nemico estremo come Hitler e il nazismo la pace non rappresentava una scelta plausibile. 

Tornando alla bandiera della pace e alla sua storia in Italia, è interessante notare come la sua diffusione e popolarità risalga all’anno 2002, quando padre Alex Zanotelli si fa portavoce della campagna Pace da tutti i balconi per manifestare contro la guerra in Iraq. Da quel momento la bandiera arcobaleno la si ritrova appesa ai balconi e alle finestre delle case degli italiani, ma non solo: anche ai campanili e agli ingressi delle chiese sino a spingersi al loro interno e a posizionarsi davanti agli altari. Tuttavia, solo pochi anni dopo l’uso della bandiera viene scomunicato con un comunicato dell’Agenzia Fides proprio a causa del simbolo stesso dell’arcobaleno che viene definito un simbolo del relativismo, “di un’idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna verità assoluta”.

Il riferimento è forse all’uso dell’arcobaleno da parte dei movimenti LGBT? Solo un anno dopo la campagna contro la guerra in Iraq, cioè nel 2003, un’altra bandiera arcobaleno celebra infatti il suo ventesimo anniversario. Si conferma ancora una volta il legame inscindibile di questo colorato simbolo con il tema della diversità. Sto parlando della bandiera disegnata da Gilbert Baker - adesso opera d’arte al MOMA di New York - che fece da protagonista nella marcia del Gay Pride del 25 giugno 1978 a San Francisco.

Essa si distingue dalla bandiera della pace solo perché appunto manca la parola “pace” al suo centro e i colori sono invertiti. Inizialmente la bandiera presenta inoltre otto strisce di colori - ai colori classicamente attribuiti all’arcobaleno va aggiunto il rosa come primo colore - , e ogni colore ha per l’artista un significato specifico legato alla filosofia NEW AGE: Sessualità, Vita, Salute, Luce del sole, Natura, Magia/arte, Serenità, Spirito.


Non può piovere per sempre

Eh sì, l’arcobaleno si ritrova anche nella filosofia New Age, ma non finisce qui e non intendo seguire oltre il suo percorso trasversale. A prescindere dalla nostra filosofia o stile di vita, non importa se siamo cattolici o meno - ho avuto un educazione cattolica e ho un marito turco -, quello che qui importa e che ci ripete con la sua bellezza e armonia di colori questo simbolo è proprio l’estrema ricchezza che ora come allora possiamo trovare nella diversità.

Nel 2003 ero a Roma alla manifestazione pacifista  contro la guerra in Iraq, e quello che più di tutto mi è rimasto nel cuore e che mi ha fatto accendere un barlume di speranza quando ho visto tornare negli utlimi giorni questo simbolo sui balconi delle case, è stato sentire nel bel mezzo di tutte quelle bandiere arcobaleno che sventolavano al sole, quell’unità al di là di ogni diversità, al di là di ogni convinzione politica, ideologia o provenienza.

Dopo tanti anni sono contenta che oggi sui nostri balconi sventoli ancora la bandiera arcobaleno, anzi ancora meglio le lenzuola dipinte dai bambini e dalle loro mamme e penso che oggi più che mai dobbiamo riporre la nostra speranza nell’accettazione della diversità. La paura che questo porti ad accettare ogni astrusità, malvagità o non-senso, la paura che la diversità ci faccia rinunciare a noi stessi è solo lo specchio riflesso della nostra incapacità di accettare il valore supremo del rispetto della dignità umana come verità innegabile a prescindere da qualsiasi posizione. 




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