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Agnes Ravatn, Il tribunale degli uccelli

Una ragazza, Allis, lascia un passato tormentato e si avventura in un’atmosfera da Barbablù nel fitto di una sorprendente natura norvegese che si sprigiona nella sua intensità a ridosso di un fiordo. Forse potrà stupire il lettore italiano l’idea di caldo torrido per l’estate norvegese, richiamata almeno due volte, nel giardino dove si immola Allis agli ordini del suo datore di lavoro. Un taciturno e cupo Bagge, che fa così di cognome, che le fa capire di voler vivere rinchiuso tutto il giorno nel suo studio in attesa di una fantomatica moglie musicista che prima o poi dovrà tornare: C’era qualcosa che non andava in tutto quanto: che una coppia di coniugi vivesse qui, senza automobili, senza curare il giardino. Lui chiuso nello studio tutto il giorno, la moglie assente. I compiti di Allis, che ci parla in prima persona, sono chiari: giardino e poi giardino, cucinare, mangiare separati e pulire casa. Ci si diletta così di giardinaggio, imparato in tutta fretta da un manuale trovato