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Visualizzazione dei post da ottobre, 2023

Recensione al romanzo "Come il fiume", di Shelley Read

«Ero una brava ragazza. Ero sempre stata obbediente, rispettosa e servizievole con gli adulti. Avevo letto la Bibbia. Sistemavo le pesche nelle ceste come se fossero di cristallo. Tenevo la casa pulita, le pance piene, la biancheria piegata, la fattoria curata. Non facevo troppe domande, non mi facevo mai sentire quando piangevo. Avevo capito come andare avanti senza una madre, tutto da sola. E poi avevo incontrato uno straniero sporco all’angolo tra North Laura e Main Street, e mi ero innamorata. Come un unico temporale può erodere gli argini e cambiare il corso di un fiume, così un singolo avvenimento nella vita di una ragazza può cancellare chi era prima.» In questo avvincente romanzo, Come il fiume ,  ambientato in Colorado, la storia degli Stati Uniti, dal secondo dopoguerra alla guerra del Vietnam, si intreccia con quella di Torie e della sua famiglia di coltivatori di pesche.   Torie conduce una vita monotona, tipica delle ragazze del suo tempo: fa le faccende di casa e aiuta ne

Intervista a Damiano Scaramella, autore di "Come in cielo", NNeditore

Ho incontrato Damiano alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, per la presentazione del suo libro Come in cielo , ed è stata per me anche un’occasione per andare finalmente a vedere la libreria, che effettivamente merita. Dopo esserci presentati, ci racconta di essere originario di Palestrina, in Lazio, ma aggiungendo subito “ la Sicilia è un po’ la mia seconda casa…” Questo grazie alla fidanzata siciliana, che l’ha portato a passare le vacanze estive in un “luogo incredibile alle appendici dell’Etna”. Il paesino nel libro e’ Badia, nella realtà Gravina di Catania. “Un luogo”, continua Damiano, “in cui si vive una vita quasi anni ‘60, che ricorda un po’ Comizio d’amore di Pasolini e le sue ambientazioni in bianco e nero.” Dal balconcino della sua casa, Damiano osserva questa villa antica di una ricca famiglia locale. A me, da come lo ha raccontato, ha subito fatto venire in mente il “Grande gatsby” in Sicilia. Qualcuno che osserva da lontano, ma non troppo, una villa magnifica e le feste

K. Jennings, Un’isola: recensione

In Un'isola , Karen Jennings dà vita a un personaggio che non ha bisogno del narratore per guardarsi da fuori. Si passa da uno sguardo all'altro con effetto prismatico una microstoria personale su cui grava l'impronta della macrostoria sinistra, ma anche disorganizzata, un universo politico del quale non è importante capire a quale Paese riferirlo. Così è anche per il colore della pelle di chi si sta parlando, forse perché tutti i derelitti ricadono sotto lo stesso cielo cupo, che pesa sui selciati ingombri di rifiuti umani e di rifiuti di rifiuti umani. Bisognerebbe frugare nell’avvicendarsi di dittatori e di partiti di liberatori nei vari stati africani per capire le dinamiche di segregazione, tortura e migrazione descritte nel libro, ma anche in questo caso non è molto importante. C’è un implacabile mano della violenza della condizione umana declinata nelle sue relazioni che guida un poveraccio, Samuel, prima in prigione, suo malgrado, perché è tutt’altro che un eroe pol