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Kairòs, la felicità dell'attimo: intervista a Rosa Tiziana Bruno, autrice del libro


Un viaggio nell’antica Grecia di 2500 anni fa alla scoperta di Paestum - Poseidonia anche grazie alle favolose mappe del parco archeologico di Paestum e Velia, alle ricche metafore dell’autrice Rosa Tiziana Bruno, così come alle delicate illustrazioni di Natasha Stolz che rendono questo libro un’esperienza unica!


“Infatti il kairòs è proprio questo. È l’occasione inattesa, il momento opportuno di cui hai approfittato”

“L’occasione?”

“Sì, kairòs è l’incontro tra quello che facciamo e il tempo che scorre. L’istante irripetibile e prezioso”


Intervista a Rosa Tiziana Bruno, autrice di Kairòs, un giorno in Magna Grecia:


1. Puoi parlarci di Kairòs. Un giorno in Magna Grecia e di come è nata l’idea di questo romanzo per ragazzi?


Ho sempre amato l’idea di viaggiare nel tempo, alla ricerca del segreto che muove il cammino dell’umanità e di tutti gli esseri viventi. Scrivere un romanzo storico offre l’opportunità di intraprendere questo incredibile viaggio, soprattutto se chi scrive decide di mantenere una perfetta aderenza alle fonti storiche. Kairòs è nato così, dal mio desiderio di esplorare quel tratto di Storia che ha dato avvio alla civiltà europea: la Magna Grecia. E ho deciso che i protagonisti dovessero essere due bambini perché la curiosità dei piccoli sintetizza molto bene l’atteggiamento di ‘esplorazione’ del mondo, antico e moderno, che è fondamentale per conoscere, capire, divertirsi e vivere con pienezza la quotidianità. La trama si sviluppa tra la città magnogreca di Poseidonia, oggi Paestum, e la città di Parmenide, oggi chiamata Velia. 

Il racconto procede attraverso episodi avventurosi vissuti dai giovani protagonisti che esplorano la quotidianità della Magna Grecia scoprendo come la vita moderna abbia preso in prestito dal passato tante abitudini, idee, suggestioni e persino ottime ricette di cucina! 

Prima di iniziare la stesura del romanzo, ho studiato per circa un anno per conoscere i dettagli della vita quotidiana degli antichi Greci. Credo che bambini e ragazzi abbiano diritto a una scrittura onesta, priva di stereotipi e facilonerie. Non di rado mi capita di leggere romanzi storici contenenti inesattezze, avvenimenti raccontati in modo approssimativo e stereotipato. Questo è dannoso perché gli stereotipi, oltre ad allontanare dalla verità storica, impediscono al giovane lettore di percepire il ‘senso di vicinanza’ con coloro che hanno vissuto prima di noi sul nostro pianeta. Chi potrebbe sentirsi vicino alle persone dell’antica Roma, ad esempio, sapendo che mangiavano un cibo disgustoso e rimettevano ad ogni pasto per poi ricominciare ad abboffarsi? 

In realtà, se esploriamo con attenzione il passato, scopriamo che i nostri antenati erano molto più simili a noi di quanto immaginiamo. È una scoperta importante perché stimola il senso di appartenenza e aiuta a comprendere che la nostra vita scorre lungo un unico filo che lega tutti gli esseri umani, in un percorso di continua conoscenza. La Storia ci aiuta a pendere coscienza dei nostri limiti e a capire che i limiti non sono vincoli negativi, ma possono trasformarsi in opportunità se facciamo tesoro della conoscenza accumulata nel tempo dall’umanità. La Storia è terribilmente appassionante! 

Purtroppo le statistiche ci dicono che molti bambini la ritengono noiosa e questo accade, a mio parere, non per colpa degli insegnanti che fanno tutto il possibile per renderla al meglio, ma per il modo errato della nostra società di concepire l’approccio ai fatti storici. Bisognerebbe attivare una formazione capillare per introdurre nella scuola una nuova prospettiva dillo studio della Storia. Soprattutto è necessario un approccio che colleghi i fatti storici agli elementi naturali per spiegare ai piccoli in che modo la natura influenza il percorso dell’umanità. 

Su questo fronte impegno le mie energie da qualche anno. Tengo corsi di formazione per docenti, scrivo romanzi storici dedicati ai piccoli, propongo percorsi didattici in parchi archeologici e musei, sia online che in presenza. Una gran fatica, ma ne vale la pena.




2. Quanto è importante la filosofia secondo te? Cosa risponderesti a chi dice che oggi è inutile?


Mi è piaciuta molto la metafora del filo da cucire che riporto per intero: 

“La filosofia è l’arte di riflettere su tutto ciò che esiste, quindi di dare ordine ai pensieri per cercare di scoprire il senso delle cose. Un po' come fa il sarto che dà senso ai ritagli di stoffa, cucendoli insieme con criterio e logica.”


Premetto di non avere una formazione filosofica, ma in qualità di sociologa dell’educazione ho dovuto comunque avvicinarmi a questa disciplina, perché la filosofia è alla base dell’osservazione del mondo. In maniera sintetica potremmo definire la filosofia come l’arte del pensare. Saper pensare è indispensabile per riuscire a comprendere la realtà complessa che si agita intorno a noi (e dentro di noi). Per questo la filosofia è indispensabile nella nostra vita, se non alleniamo il pensiero rischiamo di soccombere nel peggiore dei modi.




3. Ci puoi spiegare la scelta del nome “Elena” per la protagonista e il collegamento con l’Iliade.


Un libro, per essere davvero buono, deve aprire a nuovi mondi. Con Kairòs ho cercato di curare ogni dettaglio affinché questo avvenisse con naturalezza. Tra le altre, ho voluto aprire la strada anche alla conoscenza della mitologia greca, che è la base su cui poggia tutta la letteratura e l’arte in generale. Qualche studioso ha detto che ciò che scriviamo e inventiamo oggi è già stato detto nell’Iliade e nell’Odissea. Probabilmente è così, perché i racconti mitologici dell’antica Grecia racchiudono l’essenza del nostro essere umani e del nostro vivere. 

La scelta del nome Elena, dunque, nasce dalla consapevolezza di quanto il passato sia presente intorno a noi, a cominciare dai nomi che portiamo. Certo, negli ultimi anni si tende a scegliere nomi sempre più bizzarri e apparentemente meno legati al passato, ma a ben vedere il passato si nasconde anche in questi, più di quanto possiamo immaginare. Elena è una bambina che vive ai nostri giorni e compie un entusiasmante viaggio indietro nel tempo, e il suo nome è uno scrigno che racchiude un pezzetto di antichità. Mi piacerebbe che Elena fornisse lo spunto per invitare i bambini a indagare i contenuti dell’Iliade. Del resto un romanzo serve a questo, ad avviare altri viaggi, in mille direzioni diverse.




4. Quanto sono importanti le parole oggi?


Vi lascio, prima di rivolgere la parola a Tiziana, la metafora del mare: 

“Vedi? Bisogna fare attenzione con le parole, perché sono come il mare.”

“Come il mare?”

“Esatto. Se ti immergi in profondità per scoprire cosa nascondono, trovi mille creature colorate che guizzano di qua e di là.”


Sono felice che fra le tante metafore presenti in Kairòs tu abbia scelto proprio questa. Le parole possono essere prive di qualsiasi valore e significato, se non scaturiscono dal pensare. Senza il pensiero le parole non potrebbero prendere vita, risulterebbe soltanto suoni o segni grafici privi di senso. Ecco dunque che ritorna il discorso sulla filosofia, ovvero l’arte del pensare. 

E, se ciò che dà vita alle parole è il pensiero, quello che le rende meravigliose è l’enorme ricchezza di senso che sono in grado di racchiudere. In ogni singola parola c’è un intero mondo, basta dedicare per qualche minuto alla lettura di un vocabolario per rendersi conto che in realtà non conosciamo a fondo le parole che pronunciamo, nemmeno quelle che pronunciamo più spesso.

Credo sia interessante proporre ai piccoli (ma anche agli adulti) una riflessione intorno alle parole, ci porterebbe a scoprire mondi inaspettati e, cosa importante, ci aiuterebbe a comunicare meglio. 



5. Che cos’è la felicità? È qualcosa che si può imparare e per cui si può e si deve lottare?


Credo che il saper pensare e le parole, che sono i mezzi con cui veicoliamo il pensiero, siano alla base della costruzione della felicità. Riuscire a dialogare con noi stessi e con gli altri, saper ricercare il senso in ciò che accade dentro e intorno a noi, trovare il modo per vivere in armonia con la realtà, riuscire a vedere la bellezza anche quando è eclissata dietro un paravento di cose orribili. Tutte queste abilità ci rendono felici, e sono realizzabili soltanto attraverso un buon rapporto con la parola, che scaturisce dal pensiero e a sua volta produce nuovo pensiero. Perché la felicità si impara, non ci è data in dotazione alla nascita. 

Questi concetti, in apparenza forse complessi, sono resi molto bene dalla (buona) letteratura per ragazzi, in un linguaggio adatto ai piccoli e godibile anche per gli adulti. La letteratura giovanile è uno degli strumenti più utili per imparare a costruire felicità.


Commenti

  1. Le tue interviste sono sempre molto interessanti. Soprattutto quando trattano di temi mitologici, filosofici ed educativi. Complimenti

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  2. Adoro le interviste che fai, questo mi è piaciuta tantissimo!

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  3. Che bella intervista! Mi è piaciuta molto

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  4. è sempre bello leggere le interviste che fai, scopro sempre nuovi libri da leggere

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  5. Adoro questa intervista, in piúamo la mitologia è questo libro entrerà di diritto nella mia wish list!

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